04 Nov

L’astroturfing, il caso Amazon e le recensioni

Grafica Web Lecce

False recensioni web, cos’è l’astroturfing?

Il web – universo di conoscenza e business – non è immune da una pratica di marketing già nota negli anni ’80 col nome di “astroturfing”. Di cosa si tratta? Persone retribuite producono opinioni positive rispetto a un bene da commercializzare o altro, ad esempio un candidato alle elezioni politiche. Ciò, nel webmarketing, si trasforma in un esercito di falsi recensori, al lavoro per indurre i naviganti all’acquisto di un prodotto, o all’apprezzamento di un potenziale leader. E funziona!

Gli e-commerce vivono di recensioni, perché oggi la rete è soprattutto condivisione di esperienze. L’opinione di un perfetto sconosciuto su un libro, un frullatore o la camera di un albergo, oggigiorno, vale più del parere di qualsiasi esperto accreditato. Lo sanno bene i possessori degli store on-line, così come i recensori e le agenzie web che praticano l’astroturfing.

 Influenzare per vendere
Le false recensioni hanno un certo potere. L’astroturfing, anche in rete, influenza le intenzioni di acquisto degli utenti ed è applicato in tutti i settori, politica compresa. Gran parte delle “opinioni a pagamento” è richiesta per spingere la prenotazione di alberghi e pacchetti turistici, migliorare la reputazione di ristoranti, indurre all’acquisto di prodotti tecnologici e libri. La “Harvard Business School”, di recente, ha pubblicato uno studio secondo cui un ristorante o un albergo ben recensito, incrementa i suoi incassi dal 5 al 9%. Una percentuale notevole, se ci pensi. Al contrario, la cattiva reputazione sul web può condizionare in maniera negativa il fatturato.

Chi sono gli influencer?
Copywriter, pagati dai 4 ai 5 euro per ogni recensione falsa, o agenzie che si occupano di web marketing a Lecce, in Puglia e in qualsiasi altra parte del mondo. Il servizio è parte di pacchetti che includono la promozione di un prodotto o quella della reputazione on-line di un cliente. Gli influencer creano discussioni su forum e social – Twitter e Facebook i più quotati – e postano sui negozi on-line recensioni del tutto inventate, “rubando” spesso i nominativi di gente iscritta al social di Zuckerberg.

Il caso Amazon
È quello che è successo per le recensioni acquistate dal Sunday Times. La rivista inglese ha assoldato dei falsi recensori, per evidenziare quanto un colosso come Amazon non fosse immune dal business dell’astroturfing. Dopo aver creato il libro “Everything Bonsai”, di scarsa qualità e pieno di errori, ha comprato un pacchetto di recensioni false, alcune delle quali firmate con nomi tratti da profili Facebook. Grazie agli apprezzamenti a più stelle, in pochi giorni il libro è divenuto uno fra i più quotati sulla piattaforma. Il Sunday Times ha confessato tutto, affermando di aver investito solo 65 sterline e 3 giorni di lavoro. Amazon ha cancellato le “false testimonianze” e promesso algoritmi più ferrei per arginare il problema.

 Prima di acquistare on-line, leggi sempre le recensioni di un prodotto?

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