23 Nov

Voucher Digitalizzazione PMI 2017 – Approfittane!

Approfitta del voucher di € 10.000 per digitalizzare la tua azienda!

Il 24 ottobre 2017 è stato pubblicato, dal Ministero dello Sviluppo Economico, il regolamento del bando che permette alle imprese micro, piccole e medie di ricevere un voucher digitalizzazione del valore di € 10.000.

Puoi presentare la tua domanda di richiesta a partire dalle ore 10.00 del 30/01/2018, fino alle ore 17.00 del 9/02/2018. La procedura informatica per compilare la domanda sarà accessibile già dal 15/01/2018.

Quali spese sono ammesse?

Puoi chiedere il voucher per digitalizzare i tuoi processi aziendali e per acquistare hardware, software e servizi di consulenza finalizzati:

  • alla modernizzazione dell’organizzazione del lavoro con l’acquisto di software e servizi di consulenza
  • alla gestione delle transazioni on-line per lo sviluppo di soluzioni e-commerce,
  • alla realizzazione di opere infrastrutturali e tecniche per l’adozione della connettività a banda larga,
  • all’acquisizione di formazione qualificata negli ambiti precedenti.

Noi di Salento Factory provvederemo in modo GRATUITO nella realizzazione (secondo le caratteristiche e requisiti richiesti) e presentazione della domanda.

Contattaci allo 340 4869113 o info@salentofactory.com al più presto, le domande scadono a breve!

22 Giu

Online il primo portale italiano della corsa sociale

Social Running

E’ ARRIVATO SOCIAL RUNNING: CORRERE E’ BELLO, INSIEME DI PIU’!

E’ nato Social Running, la prima piattaforma in Italia che permette di organizzare una corsa ed invitare i propri amici. Si fa tutto in pochi secondi, scegliendo la data, la location, la tipologia di percorso e di corsa, con la possibilità di inviare un messaggio a chiunque si desidera rendere partecipe dell’evento di running o camminata. Al termine della sessione di corsa tutti i partecipanti hanno la possibilità di inserire immagini e commenti, condividendo con gli altri runners le sensazioni ed i ricordi dell’esperienza vissuta insieme.

Accedere al portale è facile e gratuito, si può creare un incontro per correre/camminare con le persone più vicine all’utente per area geografica o partecipare ad un appuntamento già esistente, unendosi al gruppo in un solo clic. Inoltre ogni utente ha un suo profilo e può decidere di seguire gli altri corridori sul portale e farsi seguire, rimanendo in questo modo sempre in contatto con tutti gli appassionati di running o con coloro che semplicemente amano organizzare una camminata. E’ presente, inoltre, un’area interamente dedicata alle news su alimentazione, allenamento e curiosità sul mondo della corsa.

E’ una realtà tutta nuova, pensata per vivere in compagnia momenti di divertimento e di benessere; proprio come cita lo slogan, Correre è bello, insieme di più!.
La piattaforma nasce dall’incontro di due web agency italiane (Arti Creative e Salento Factory), le quali hanno deciso di unire il proprio know how con l’obiettivo di creare un luogo virtuale che unisse i runners di qualunque età, dando loro la possibilità di organizzare momenti reali di condivisione sociale, nella propria città o nel posto in cui si preferisce.
Non solo, gli utenti potranno incontrare con facilità le persone che possiedono la stessa passione per questo sport, uno dei più amati e praticati negli ultimi tempi (il numero di runners italiani è cresciuto in maniera esponenziale, si calcola che nel 2016 sono stati più di 6 milioni gli italiani che hanno praticato regolarmente questo sport, di cui il 52% uomini e il 48% donne). L’obiettivo dei creatori di Social Running infatti, è quello di realizzare una rete sociale, che da virtuale si converta in reale e pragmatica. Dopo una sessione di corsa o camminata, gli utenti restano in collegamento con i loro followers con messaggi, commenti e feedback, decidendo di organizzare altre sessioni per incontrarsi nuovamente. E’ uno strumento utile anche per chi arriva per la prima volta in una città, vorrebbe correre, ma non conosce esattamente il luogo in cui farlo: gli basterà accedere a Social Running ed attraverso il sistema di geolocalizzazione gli verranno suggeriti gli appuntamenti fissati nelle vicinanze. Non è una gara, una competizione, una sfida, ma una sessione di running che crea interazione sociale sul web e nella vita quotidiana.
Che sia una corsa o una camminata, sull’asfalto, lungo un sentiero sterrato, le rive di un fiume o al mare… è bello correre, in compagnia ancora di più.
Il sito è accessibile all’indirizzo www.socialrunning.it, per maggiori informazioni si può scrivere a info@socialrunning.it.

Con orgoglio

Il team di Social Running

24 Mar

Come realizzare un buon sito web? Ecco 10 punti fondamentali

siti web lecce

Come realizzare un buon sito web? Ecco i 10 punti fondamentali

Se si entra in rete con il proprio website, non ci si può aspettare che i risultati arrivino da soli: bisogna “provocarli”. Vi daremo qualche indicazione.

Affrontare Internet da venditori non è un bazzecola, è una scienza. Non esatta, forse, perché le variabili sono troppe, ma pur sempre il frutto di un’attenta strategia (tra analisi e progetto da sviluppare) che tenti di valutare ogni aspetto di questo moderno e ormai irrinunciabile passaggio commerciale, tenendo conto anzitutto delle peculiarità del settore in cui ci si muove. Un’efficace realizzazione di siti, a Lecce come ovunque, richiede la redazione di testi accattivanti (le keywords non sono tutto), una scelta oculata di immagini, la capacità di distinguersi. Il lettore e potenziale acquirente è smaliziato, talvolta si lascia ingannare dalla promessa di premi, ma perlopiù distingue una campagna efficace da una patacca, una grafica curata da una sorpassata. Fa paragoni. D’accordo, a volte i budget sono limitati; ma sarebbe comunque importante rispettare alcuni punti.

I – Avere le idee chiare fin dall’inizio

Quali sono gli obiettivi della costruzione di un sito in rete? Prima si sa, meno energie si sprecheranno. Riscontri tangibili: circolazione del marchio, vendite telematiche, visite.

II – Definire il pubblico

In un contesto competitivo è necessario muoversi con circospezione, studiare la concorrenza per formulare una proposta alternativa. Ci si arriva individuando elementi vincenti e punti deboli altrui.

III – Creare un logo

La riconoscibilità legata a un simbolo inventato ad hoc è basilare. Presto gli utenti l’assoceranno ai prodotti in vendita e alla loro qualità e ci cliccheranno su per tornare alla home page.

IV – Adattarsi ai dispositivi

Poiché oggi tutti utilizziamo smartphone e tablet, il website deve adattarsi a ogni apparecchio mobile. Meglio abbozzare un’impostazione e organizzarla in una flessibile griglia a dodici colonne.

V – Scegliere i colori

I siti troppo colorati non vanno bene. D’altronde, le opzioni sono così numerose che ci si potrebbe confondere. Meglio concentrarsi su un paio di sfumature, o al massimo su tre o quattro.

VI – Organizzare il testo

Formattare e scomporre il testo per agevolarne la leggibilità è fondamentale. Inoltre, un testo nero su un riposante sfondo bianco è sempre la soluzione più saggia.

VII – Mantenere semplicità

Sono sufficienti pochi secondi a chi naviga per decidere se soffermarsi su un sito o meno. Gli elementi chiassosi o divaganti allontanano. Perciò la sobrietà è imperativa.

VIII – Non seguire per forza le mode

Aggiornare un sito va bene, ma non ci si deve asservire al trend. È il caso di mantenere alcuni punti fermi, dei comandi sempre facilmente rintracciabili.

IX – Concepire dei buoni menu

L’esperienza di navigazione non deve comportare alcuno smarrimento (anche letterale). Che i menu siano chiari, non dispersivi né fuorvianti.

X – Approntare dei test

Dato che ogni utente è diverso, sondare la “maneggevolezza” di un sito non fa mai male. Le criticità principali che emergono (di solito riguardanti carenze strutturali) aiutano a correggere il tiro.

 Secondo voi ci sono altre fasi nodali nella realizzazione di un sito?

22 Mar

Quali sono le parole più cercate su LinkedIn?

Mini-ricognizione sui termini maggiormente in uso in Italia sul social network del lavoro. Conoscerle significa cercarne altre e potenziare il proprio profilo.

 I social sono diventati un mezzo irrinunciabile per farsi notare in rete e per promuovere i propri prodotti. In tema di social media marketing a Lecce o dovunque vi troviate possiamo provare a stilare una lista delle parole di cui si è praticamente abusato nel 2016 su LinkedIn, l’“approdo” dei professionisti che sul web cercano un impiego. Ben 10 milioni di iscritti solo nella nostra nazione, molte funzioni, un aspetto grafico in divenire, il social network in questione ha da poco pubblicato lo studio Buzzword 2017, cioè un elenco dei termini che risultano inflazionati al suo interno. Individuarli vuol dire aggirarli, sì da rendere il proprio profilo unico, comunque distinto da una sorta di omologazione che spontaneamente si crea dentro la piattaforma.

In cima alla classifica

Nel 2015 aveva vinto la definizione “esperto”, che aveva condiviso il podio con un altro paio di aggettivi, “strategico” e “responsabile”. Adesso pare che la tendenza stia cambiando. Scemano, sorprendentemente, le connotazioni legate alla creatività (come “creativo”, appunto) e a doti naturali (quali potrebbero essere “problem solver” o “motivato”) a beneficio delle indicazioni legate a capacità e qualifiche acquisiste nel tempo, magari tramite appositi corsi o masters. “Master” è appunto una delle new entries, insieme alla locuzione “con esperienza” e a “specializzato”. In pratica, non si vogliono più segnalare le caratteristiche, bensì i diplomi e gli attestati.

Aree migliorabili

Tramite uno strano incrocio, LinkedIn, alla luce dei dati emersi dalla sua indagine annuale, intende sensibilizzare gli utenti con la campagna #StartSomething, diffusa su Twitter. Ossia una serie di consigli per rendere più efficace e appetibile un profilo attraverso aggiornamenti e abbellimenti.

Uno sguardo sul mondo

Oltre a “con esperienza”, “specializzato” e “strategico”, su base globale si trovano pure i lemmi “appassionato” (che da noi è fortemente in calo, probabilmente per un accresciuto tasso di disillusione), “concentrato”, “certificato”, “eccellente”, “leadership”. Pure in tal caso, però, le note caratteriali tendono a scomparire. Fra i curricula nostrani, invece, si preferisce annotare più di frequente garanzie come “responsabile” e “innovativo”.

Il parere di Sanford

Interpellato direttamente da LinkedIn, Christopher Sanford, biografo di importanti esponenti del rock, ha detto la sua. Secondo lui il linguaggio adoperato da ciascuno rivela parecchio della personalità, più che mai in ambiti professionali; trincerarsi dietro buzzwords sintetiche e astratte, possibilmente per mascherare insicurezze legate alla sfera lavorativa, non serve. In realtà, continua Sanford, i ritocchi da fare sarebbero pochi ed essenziali.

Quattro dritte

Lo scrittore ritiene che bisogna colpire il lettore (avendo in mente chi può essere) con un sommario incisivo, fulminante. In secondo luogo, è bene esprimersi in prima persona, cercando un proprio stile ed evitando di essere sentenziosi. La storia professionale, con i suoi successi, va espressa con scioltezza, in modo che arrivi prima. Infine, in controtendenza con il grigiore imperante, è il caso di caricare video o articoli che mostrino, in luogo di vuote descrizioni, capacità reali.

 Pronti per sfondare su LinkedIn?

18 Feb

Link building – Se vuoi fare SEO non puoi farne a meno

Obiettivo: ottenere tanti link – Il link building in Puglia

Una volta che si è costruito un sito, bisogna farlo conoscere. E i collegamenti su altre pagine del web sono un veicolo formidabile. Ma come fare?

I SEO lo sanno bene, anzi è un loro pallino: per incrementare rapidamente ed efficacemente le visite sui propri siti, è necessario che altri rappresentanti del medesimo settore attivi sul web conoscano e gradiscano le vostre pagine. In questo modo, saranno invogliati a contribuire alla diffusione del vostro lavoro, ospitando dei link. In Puglia non mancano certo gli indirizzi interessanti, e scambi del genere si possono rivelare proficui per entrambe le parti.

Tipologie di link

I link, però, sono di due categorie. Ci sono appunto quelli “artificiali”, che sono inseriti in prima persona dal titolare di un website allo scopo di diffondere le sue pagine e aumentarne la visibilità, nonché attirare l’attenzione dei motori di ricerca principali. E poi ci sono quelli “spontanei”, in un certo senso più gratificanti, perché li mettono i colleghi, gli esperti del ramo di cui ci si occupa, insomma tutti quelli che dimostrano di apprezzare senza alcun condizionamento il vostro lavoro.

La predilezione di Google per il link building

Dato che, come si può immaginare, distinguere i tipi di link per un motore di ricerca non pone grandi difficoltà, è altrettanto logico che ai fini del posizionamento siano preferiti i link generati naturalmente rispetto a quelli indotti. Ed è una preferenza che dovrebbe “contagiarvi”: se, attraverso tale indiretto “indice di gradimento”, riuscite a individuare i gusti dei vostri lettori, le loro curiosità, ciò di cui sono in cerca, il vostro compito sarà più semplice. E pure la creatività e l’originalità dei vostri contenuti ne trarranno beneficio. Inoltre, la circolazione, diciamo così, genuina del vostro lavoro vi coglie positivamente di sorpresa, mentre le tracce seminate di proposito (di solito si sa anche in che numero) costituiscono un’attività più meccanica. Ma se proprio si deve fare…

Tre condizioni da non trascurare per fare un buon link building

Per prima cosa, è fondamentale capire dove è più opportuno collocare un link all’interno di un sito, se è meglio sulla home page (ma non è detto) o in un’altra zona. Bisogna comprendere qual è il tipo di utenza, dove potrebbe notarlo (non scegliete posti nascosti). Va da sé che più click si ottengono, più il sito cresce. In secondo luogo, non si deve sottovalutare il titolo della pagina nella quale vi inserite. Il contesto, infatti, finisce con l’essere assai importante. Infine, non “irritate” Google: i link dentro i widgets sono presi di mira perché ingannevoli, e il motore di ricerca consiglia di bollarli come Nofollow (fra poco toccherà anche ai designers). E non evitate i link esterni: non sono dispersivi, come molti temono.

Vi eravate già premurati di disseminare dei link?

14 Feb

Posizionamento sui motori, perchè Google preferisce il prefisso https

Sembra un dettaglio da poco, nemmeno si nota. E invece è un passaggio di rilievo, addirittura potenzialmente compromettente per un website.

Chi si avventura nel campo di Internet è bene che lo sappia: bisogna “piacere” ai motori di ricerca, in Puglia e nel mondo, per avere una buona indicizzazione. Il più noto e utilizzato fra questi, Google, ha le sue esigenze e le sue “pretese”. Una riguarda il “prefisso” degli indirizzi: da agosto 2014 predilige “https” rispetto a “http”.

Questione di sicurezza

Cosa distingue i due codici in esame? Il secondo è praticamente quasi in disuso, probabilmente perché è, in un certo senso, più esposto. Provando a imbastire un esempio: se un utente si trovasse in un centro commerciale e comunicasse alla moglie la sua parola d’accesso, essa non sarebbe al sicuro; ma se tale password fosse custodita da un codice a conoscenza dei coniugi e di nessun altro, la sicurezza aumenterebbe. È più o meno qui la differenza tra il superato “http” e l’ormai affermato “https”.

Significato e proprietà

HyperText Transfert Protocol Secure: sono le parole che si celano dietro il misterioso acronimo di cui ci stiamo occupando. E, come si nota, la “s” in più sta per secure e costituisce una garanzia supplementare alla riservatezza delle comunicazioni e agli scambi telematici, a prescindere dall’importanza effettiva delle informazioni in ballo. Ciò avviene grazie al sistema TLS, ossia Transport Layer Security. È quello che permette di crittografare i contenuti, impedendo ai malintenzionati di spiarli o registrarli. Di conseguenza, i passaggi sono tutelati e non è possibile modificare delle parti, nemmeno per sbaglio; se avvenisse, sarebbe evidenziato. Alle due proprietà appena esposte, se ne aggiunge una terza, non meno rilevante: l’autenticazione, che rassicura sull’identità del sito.

Perché è nato il problema?

È stato principalmente Google a imporre la svolta di cui ci stiamo occupando. La navigazione deve essere spensierata, priva di rischi di danneggiamento o di spiattellamenti di faccende riservate. Un elemento prioritario per il motore di ricerca, che infatti pure in passato ha investito per crittare e “sigillare” testi e immagini della propria utenza. Insomma, in qualche modo è il colosso del settore che, chiedendo a tutti di provvedere e premiando nel posizionamento quelli che lo facevano, ha dato una spinta decisiva all’intera rete perché si attrezzasse contro gli hackers e i ficcanaso in generale.

Senza la “s”…

…si resta indietro! Le ricerche con le parole-chiave riguardanti la vostra attività non bastano più per finire fra i primi risultati. Anche i browser se ne accorgono, e se notano che l’inserimento dei numeri di una carta di credito non avviene in un ambiente “confortevole”, inoltrano un messaggio d’errore. Ed è controproducente, ovvio. Per risolvere, basta una visita su support.google.com.

Conoscevate il “potere” della “s” in più?

30 Nov

Nuovo corso Web & Social media marketing a Casarano

Corso di web e social media marketing a Lecce

E’ con molto piacere che vi annunciamo il nuovo corso in web e social media marketing a Casarano (le) per Gennaio 2017.

Iscrizione aperte con sconto del 10% sino al 10 Dicembre 2016.

Per ulteriori info e iscrizione potete visitare la pagina ufficiale del corso di web e social media marketing  , scrivere a info@saentofactory.com o telefonare allo 340 4869113.

Dai #energia al tuo #futuro con uno dei corsi tenuto dal team di formazione permanente per il web di Salento Factory web agency a Lecce.

 

24 Ago

L’importanza di YouTube per la tua azienda…. non puoi farne a meno!

youtube lecce

L’importanza di YouTube oggi

È un mezzo gettonatissimo in Italia. Molti lo usano per svago, ma anche per apprendere rapidamente qualcosa. Riflettori ancora accesi sul web, dunque.

Possiamo dire che è piuttosto inconfutabile: nell’ottica di imparare a fare social media marketing bisogna accostarsi pure a un potentissimo veicolo di conoscenza: YouTube. Infatti, fra tanti video futili se ne trova anche un’infinità di ben altra levatura e utilità. Tra l’altro, come risulta da un’indagine mirata, la maggior parte dei nostri connazionali utilizza proprio questo canale per apprendere. Ed è una tendenza che può influire sui consumi.

L’oggetto dello studio

I dati in questione discendono da un’inchiesta che Google ha condotto con la preziosa collaborazione dell’esperta Ipsos, votata a comprendere quali sono i “momenti che contano” per i potenziali acquirenti italiani che navigano su Internet (quantificabili in circa 29 milioni, non tutti però comprano on line). Viene fuori intanto che l’incidenza di internauti “attivi” è piuttosto alta rispetto alla media mondiale: fra gli utenti che hanno usufruito di una connessione almeno una volta in un trimestre, il nostro Paese si piazza addirittura al secondo posto europeo per accessi medi effettuati in un solo giorno; inoltre, emerge che i prodotti made in Italy ultimamente hanno un 22 % in più di richiesta, e non è detto che c’entri esclusivamente l’e-commerce. Un italiano dispone – sempre in media – di 2,2 apparecchiature per esplorare il web, che si tratti di computer, tablet o telefonini. Comincia a perdere senso anche l’idea del collegamento, poiché il concetto si va trasformando: ormai, grazie ai moderni supporti, si vive praticamente in comunione con la rete. È forse questo il motivo principale dello sviluppo del web marketing.

Un’occasione per il commercio

Tornando ai “momenti che contano”, vero obiettivo delle interviste, risulta che è proprio Internet il modo considerato più veloce ed efficace per informarsi e perfino erudirsi. E comperare, naturalmente. Per questo le aziende dovrebbero tendere le orecchie: vanno valorizzati i cosiddetti micro-momenti (quelli importanti, appunto) in cui si sta per consultare uno smartphone per una scelta, un suggerimento o una valutazione. Attraverso le parole d’ordine “mobile” e “video” si possono mettere a punto strategie pubblicitarie di vasta portata e piuttosto redditizie.

La suddivisione dei “momenti”

Continuando ad attenerci allo studio di Google, ci accorgiamo con sorpresa che solo il 33% dei possessori dei moderni cellulari ha cliccato l’indirizzo di YouTube per motivi di svago nell’arco di una settimana (mentre il 78% di loro si è servito del proprio dispositivo per acquistare). Il suddetto canale, tuttavia, è la meta preferita dei navigatori under 35 per imparare rapidamente qualcosa (qualsiasi cosa). Inoltre, l’81% dei compratori telematici è attratto da materiale pubblicitario trovato on line (ma anche altrove) che li invita ad approfondire.

Vi sembrano dati interessanti?

24 Ago

Realizzare un buon sito per b&b e hotel, perchè?

Il turismo nell’era del web marketing

Promuovere una struttura alberghiera oggi, grazie al web, è facile. Oppure no, vista la pluralità di proposte in campo. Vediamo come distinguerci, dunque. 

Internet, croce e delizia dei commercianti moderni. Infatti, se da un lato la rete ha reso le comunicazioni più facili e immediate, gli annunci pubblicitari più insinuanti e le tecniche di marketing più sottili, ormai ci si muove fra una tale quantità di concorrenti (anche molto bravi) che si rischia lo scoraggiamento a priori, soprattutto fra gli operatori della vecchia guardia. Partita persa a tavolino, dunque? Ma no, basta accettare le nuove regole e, con un po’ d’accortezza acquisita abbeverandosi alle fonti giuste, gettarsi nella mischia e combattere. A colpi di creatività, naturalmente. Nella realizzazione di siti per hotel si sono ormai specializzati molti professionisti del settore informatico; reperirne uno bravo non sarà difficile.

Costruire il proprio sito ufficiale

Un’adeguata digital strategy passa obbligatoriamente di qui, ed è qui che vanno concentrati gli sforzi (quindi gli investimenti): nella creazione di una “vetrina” ufficiale alla quale gli utenti (e potenziali clienti) possano accedere con un clic, che soddisfi ogni loro possibile curiosità e di conseguenza li invogli alla prenotazione. I visitatori vi approderanno tramite motori di ricerca o link di altri websites specializzati, poco importa: quel che conta è che siano lì, davanti all’home page dell’albergo. Attenzione, però: gli studi comprovano che in generale bastano meno di 15 secondi al 55% delle persone per decidere se un sito interessa o meno, quindi bisogna colpire l’attenzione. Il progetto grafico deve essere idoneo, il logo accattivante, l’accesso semplice, i caricamenti istantanei, le foto impeccabili, l’indicizzazione valida (e ci vuole pure un altro paio di elementi tecnici che servono a selezionare i lettori e ad aumentare la “gittata”). In tal modo, si dispone di un formidabile veicolo commerciale.

Il booking engine: è fatta?

Se il sistema di prenotazione – detto booking engine – è chiaro, intuitivo, funzionale e permette di chiarire ogni dubbio (disponibilità, alternative, prezzi e offerte speciali), uno dei problemi fondamentali è risolto. Ovviamente, anche i comandi per la conferma e il pagamento devono essere immediati, sicuri, poco numerosi. Un intoppo su questo aspetto sarebbe grave.

Il peso dei social media

La realizzazione di siti per b&b e alberghi oggi non può non passare attraverso i popolari social networks. Eppure sono ancora in molti a ignorarli, a prenderli sottogamba, a usarli svogliatamente dedicando loro poco tempo. Non è un ambito in cui si può agire a casaccio: occorre un piano, una strategia, un obiettivo. Le foto postate su Facebook, dagli amici, i commenti inseriti su Twitter influenzano moltissimo le decisioni dei viaggiatori odierni. Sicché è un passaggio obbligato, da studiare.

Pensate ancora di potere fare a meno del web?

28 Apr

Pro e contro di WordPress per e-commerce

Pro e contro di WordPress per e-commerce

Chi  si occupa di commercio elettronico da un po’ si è già posto il problema: WordPress è utile per realizzare un e-commerce? Analizziamo la questione.

Per lanciarsi nel mondo del commercio è necessario possedere una buona dose d’iniziativa. Forse nel moderno e ormai diffuso campo dell’e-commerce ce ne vuole anche di più, perché bisogna essere in grado di distinguersi e di rinnovarsi continuamente per non essere superati o peggio “sepolti” in un lasso di tempo relativamente breve. Per questo nell’ambiente ci si domanda quanto possa incidere positivamente sugli affari l’apporto di un rinomato CMS quale è WordPress. Un aiuto o un intralcio? Chi si occupa di realizzazione di siti e-commerce in Puglia – ma anche altrove, beninteso – ha opinioni discordanti. C’è chi ritiene che il vero guaio risieda effettivamente nell’ancor scarsa diffusione del potenzialmente prezioso strumento e chi – per natura, censo o anagrafe – ne diffida e basta.

Dati incoraggianti
Agire sotto il segno di WordPress significa disporre di un sistema già ampiamente collaudato. Nel mondo si annoverano attualmente più o meno 60 milioni di installazioni e circa il 17% dei websites più frequentati gode dei vantaggi del CMS in questione. Se poi consideriamo solo i siti che si servono di un Content Management System, la percentuale sale al 50%! Gioca senz’altro un ruolo fondamentale il fatto che ci sia un accesso gratuito e si possa contare su solleciti aggiornamenti, che accrescono i livelli di funzionalità e sicurezza.

Le diramazioni sono importanti
Una piattaforma, in sé, non sarebbe sufficiente a fare la differenza. Sono le sue estensioni a renderla più o meno appetibile o utile. Nella fattispecie, il plugin Woocommerce è quello che si adatta alle esigenze dell’utente che intende progredire sul versante del commercio in rete; anzi, è stato pensato specificamente per questo, ed evidentemente funziona se nel giro di pochi anni si è diffuso tanto velocemente e ha raggiunto un tale grado di apprezzamento.

Limiti? Qualcuno
WordPress offre una vasta gamma di temi da cui attingere. Non tutti si adattano alle esigenze dell’e-commerce, anzi proporzionalmente il numero che se ne può ricavare è esiguo. Tuttavia, sussiste una certa malleabilità dei modelli: quelli selezionati possono dunque essere “plasmati” a piacimento, fino ad adeguarsi ai contenuti desiderati. Certo, tanta popolarità può tradursi in un’arma a doppio taglio: per esempio, si tratta di un CMS particolarmente soggetto ad hackeraggio. Per combattere le “simpatie” dei pirati informatici ci vorrebbe un hosting installato da un esperto che rinvigorisse costantemente il sistema di protezione. Un altro problema si pone quando il volume d’affari aumenta: il sistema regge, ma bisogna aggiornarlo oculatamente. Alcune personalizzazioni potrebbero sparire, sicché è sempre meglio consultare un tecnico.

Avete mai lavorato con WordPress per la creazione di un e-commerce?