14 Feb

Posizionamento sui motori, perchè Google preferisce il prefisso https

Sembra un dettaglio da poco, nemmeno si nota. E invece è un passaggio di rilievo, addirittura potenzialmente compromettente per un website.

Chi si avventura nel campo di Internet è bene che lo sappia: bisogna “piacere” ai motori di ricerca, in Puglia e nel mondo, per avere una buona indicizzazione. Il più noto e utilizzato fra questi, Google, ha le sue esigenze e le sue “pretese”. Una riguarda il “prefisso” degli indirizzi: da agosto 2014 predilige “https” rispetto a “http”.

Questione di sicurezza

Cosa distingue i due codici in esame? Il secondo è praticamente quasi in disuso, probabilmente perché è, in un certo senso, più esposto. Provando a imbastire un esempio: se un utente si trovasse in un centro commerciale e comunicasse alla moglie la sua parola d’accesso, essa non sarebbe al sicuro; ma se tale password fosse custodita da un codice a conoscenza dei coniugi e di nessun altro, la sicurezza aumenterebbe. È più o meno qui la differenza tra il superato “http” e l’ormai affermato “https”.

Significato e proprietà

HyperText Transfert Protocol Secure: sono le parole che si celano dietro il misterioso acronimo di cui ci stiamo occupando. E, come si nota, la “s” in più sta per secure e costituisce una garanzia supplementare alla riservatezza delle comunicazioni e agli scambi telematici, a prescindere dall’importanza effettiva delle informazioni in ballo. Ciò avviene grazie al sistema TLS, ossia Transport Layer Security. È quello che permette di crittografare i contenuti, impedendo ai malintenzionati di spiarli o registrarli. Di conseguenza, i passaggi sono tutelati e non è possibile modificare delle parti, nemmeno per sbaglio; se avvenisse, sarebbe evidenziato. Alle due proprietà appena esposte, se ne aggiunge una terza, non meno rilevante: l’autenticazione, che rassicura sull’identità del sito.

Perché è nato il problema?

È stato principalmente Google a imporre la svolta di cui ci stiamo occupando. La navigazione deve essere spensierata, priva di rischi di danneggiamento o di spiattellamenti di faccende riservate. Un elemento prioritario per il motore di ricerca, che infatti pure in passato ha investito per crittare e “sigillare” testi e immagini della propria utenza. Insomma, in qualche modo è il colosso del settore che, chiedendo a tutti di provvedere e premiando nel posizionamento quelli che lo facevano, ha dato una spinta decisiva all’intera rete perché si attrezzasse contro gli hackers e i ficcanaso in generale.

Senza la “s”…

…si resta indietro! Le ricerche con le parole-chiave riguardanti la vostra attività non bastano più per finire fra i primi risultati. Anche i browser se ne accorgono, e se notano che l’inserimento dei numeri di una carta di credito non avviene in un ambiente “confortevole”, inoltrano un messaggio d’errore. Ed è controproducente, ovvio. Per risolvere, basta una visita su support.google.com.

Conoscevate il “potere” della “s” in più?

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