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La SEO morirà con l’intelligenza artificiale? Perché sarà l’ultima a cadere

SEO e Intelligenza artificiale

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Salta al punto che ti interessa.

Ogni volta che cambia il modo in cui utilizziamo Internet, qualcuno annuncia la morte della SEO.

È successo con i social network, con la ricerca vocale, con TikTok e ora sta accadendo con ChatGPT, le AI Overviews e i nuovi motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale.

La domanda è legittima: se un sistema di intelligenza artificiale può fornire direttamente una risposta, gli utenti avranno ancora bisogno di visitare i siti web? E, di conseguenza, avrà ancora senso investire nella SEO?

Una riflessione interessante arriva da Giorgio Taverniti, intervistato da Raffaele Gaito sul futuro della ricerca online. La sua posizione può essere riassunta così: la SEO cadrà per ultima, perché non è mai stata soltanto una tecnica per inserire parole chiave all’interno delle pagine.

La SEO riguarda qualcosa di molto più ampio: capire le persone, interpretare le loro esigenze e rendere le informazioni facilmente accessibili ai sistemi che devono recuperarle.

La SEO non è mai stata soltanto keyword e posizionamenti

Quando si parla di SEO, molte aziende pensano ancora a un’attività prevalentemente tecnica:

  • inserire una keyword nel titolo;
  • ripeterla alcune volte nella pagina;
  • compilare il meta title e la meta description;
  • ottenere qualche backlink;
  • cercare di arrivare nelle prime posizioni di Google.

Questi elementi possono far parte di un progetto SEO, ma rappresentano solo una piccola parte del lavoro.

Google stesso definisce la SEO come l’insieme delle attività che aiutano i motori di ricerca a comprendere un contenuto e gli utenti a trovare un sito e decidere se visitarlo. Non esistono formule segrete capaci di garantire automaticamente la prima posizione.

Una strategia SEO completa comprende infatti:

  • analisi delle intenzioni di ricerca;
  • studio del mercato e dei concorrenti;
  • organizzazione dell’architettura del sito;
  • produzione di contenuti realmente utili;
  • ottimizzazione tecnica;
  • autorevolezza del brand;
  • esperienza dell’utente;
  • capacità di rispondere a domande specifiche.

L’intelligenza artificiale può modificare alcuni strumenti e processi, ma non elimina la necessità di comprendere cosa cercano le persone.

Dalle parole chiave ai prompt

La trasformazione più evidente riguarda il modo in cui formuliamo le ricerche.

In passato un utente poteva cercare:

realizzazione siti web Lecce

Oggi può chiedere a un assistente AI:

Quale agenzia può realizzare un sito professionale per una piccola impresa di Lecce, occupandosi anche della SEO e della gestione tecnica?

Il bisogno è simile, ma la richiesta è più lunga, contestualizzata e conversazionale.

La ricerca sta quindi passando progressivamente da query sintetiche, composte da poche keyword, a domande più articolate. Nell’intervista da cui è tratta la clip, questo passaggio viene indicato come uno dei cambiamenti centrali del nuovo scenario digitale.

Questo non significa che le parole chiave siano diventate inutili. Significa che devono essere utilizzate all’interno di una comprensione più ampia dell’argomento, del contesto e dell’intento dell’utente.

Una pagina efficace non deve rispondere soltanto a una keyword, ma a un insieme di esigenze collegate.

L’intelligenza artificiale non elimina la ricerca delle fonti

ChatGPT, Google AI Overviews e gli altri sistemi generativi non producono informazioni dal nulla.

Quando devono fornire risposte aggiornate e verificabili, hanno bisogno di recuperare informazioni da documenti, siti web, banche dati, video e altre fonti.

Google spiega che le sue funzionalità generative utilizzano anche sistemi di recupero delle informazioni e una tecnica chiamata query fan-out. A partire dalla domanda dell’utente, il sistema può eseguire diverse ricerche collegate per individuare contenuti utili a costruire la risposta.

Le fonti, quindi, continuano a essere necessarie.

Il vero cambiamento riguarda il modo in cui vengono selezionate e presentate.

Nel motore di ricerca tradizionale l’obiettivo era spesso conquistare una delle prime posizioni nella pagina dei risultati. Nelle esperienze basate sull’AI diventa importante anche essere:

  • compresi correttamente;
  • considerati attendibili;
  • scelti come fonte;
  • citati all’interno delle risposte;
  • associati a uno specifico settore o servizio.

La SEO non scompare: si estende dalla visibilità nei risultati alla presenza nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale.

SEO, GEO e AEO: servono davvero nuove discipline?

Negli ultimi anni sono diventati popolari termini come:

  • GEO, Generative Engine Optimization;
  • AEO, Answer Engine Optimization;
  • LLM Optimization;
  • AI Search Optimization.

Queste definizioni possono essere utili per descrivere nuovi contesti, ma rischiano di far credere che sia necessario abbandonare la SEO e sostituirla con una disciplina completamente diversa.

La posizione ufficiale di Google è piuttosto chiara: per apparire nelle funzionalità generative, come AI Overviews e AI Mode, continuano a essere valide le normali pratiche SEO. Non sono richiesti markup speciali o tecniche segrete dedicate esclusivamente all’intelligenza artificiale.

Per essere selezionata come fonte, una pagina deve prima essere:

  • accessibile ai crawler;
  • indicizzabile;
  • tecnicamente corretta;
  • comprensibile;
  • utile per l’utente;
  • coerente con l’argomento trattato.

Sono gli stessi principi su cui si basa da anni una buona strategia SEO.

Perché i contenuti generici rischiano di perdere visibilità

L’intelligenza artificiale può produrre in pochi secondi articoli generici, descrizioni e liste di consigli.

Questo rende sempre meno utile pubblicare contenuti che si limitano a ripetere informazioni già presenti su centinaia di altri siti.

Un articolo intitolato “Cinque consigli per migliorare il proprio sito web”, privo di esempi, dati, esperienza diretta o opinioni originali, può essere facilmente riassunto da un sistema generativo. Non offre una ragione concreta per visitare la fonte.

Google consiglia espressamente di creare contenuti originali, utili e non standardizzati, capaci di offrire un punto di vista riconoscibile o informazioni basate sull’esperienza diretta. La semplice rielaborazione di ciò che è già disponibile online ha meno probabilità di creare valore nel lungo periodo.

Per le aziende, questo significa che diventeranno ancora più importanti:

  • casi studio reali;
  • esempi di progetti completati;
  • dati proprietari;
  • fotografie e video originali;
  • risposte basate sull’esperienza;
  • approfondimenti verticali;
  • opinioni motivate;
  • informazioni locali precise;
  • contenuti firmati da persone competenti.

La quantità, da sola, non rappresenta più un vantaggio competitivo.

La SEO tecnica continuerà a essere indispensabile

Anche il miglior contenuto del mondo può diventare invisibile se il sito presenta problemi tecnici.

Un motore di ricerca o un sistema AI deve poter:

  1. raggiungere la pagina;
  2. interpretarne il contenuto;
  3. comprendere la gerarchia delle informazioni;
  4. riconoscere il soggetto e l’autore;
  5. collegarla alle altre pagine del sito;
  6. valutarne l’affidabilità.

Per questo continueranno a essere fondamentali attività come:

  • gestione della scansione e dell’indicizzazione;
  • corretta configurazione di canonical e redirect;
  • eliminazione dei contenuti duplicati;
  • struttura ordinata di titoli e sottotitoli;
  • internal linking;
  • dati strutturati quando pertinenti;
  • velocità e compatibilità mobile;
  • corretta gestione di JavaScript;
  • aggiornamento della sitemap;
  • controllo di Search Console.

Google conferma che, per comparire nelle sue funzionalità generative, una pagina deve essere indicizzata e idonea a essere mostrata nei normali risultati di ricerca.

Prima di parlare di ottimizzazione per l’AI, quindi, è necessario avere un sito tecnicamente solido.

Cosa dovrebbero fare oggi le aziende

Le imprese non devono interrompere gli investimenti SEO aspettando di capire quale tecnologia prevarrà.

Devono invece aggiornare il proprio metodo.

Partire dalle domande reali dei clienti

Le pagine devono rispondere alle richieste che emergono durante telefonate, preventivi, consulenze e trattative commerciali.

Queste domande rappresentano spesso le migliori opportunità per creare contenuti utili e specifici.

Costruire autorevolezza tematica

Pubblicare un solo articolo su un argomento non è sufficiente per essere riconosciuti come riferimento.

Occorre costruire un insieme coerente di pagine, servizi, approfondimenti, casi studio e FAQ collegati tra loro.

Rendere riconoscibile il brand

Nei risultati generativi diventa sempre più importante che l’azienda sia chiaramente associata al proprio settore, al territorio servito e alle competenze possedute.

Informazioni incoerenti tra sito, profilo Google, directory e canali social possono rendere più difficile questa associazione.

Produrre contenuti che meritino di essere citati

Un sistema AI tende ad avere meno motivi per citare una pagina che ripete concetti generici.

Guide approfondite, analisi originali, esperienze documentate e risposte precise possono invece diventare fonti utili.

Misurare anche la visibilità generativa

La misurazione non dovrà limitarsi alle tradizionali posizioni delle keyword.

Google ha introdotto in Search Console strumenti dedicati alla visibilità ottenuta all’interno delle funzionalità generative, segnalando quanto questo nuovo livello della ricerca stia diventando rilevante per proprietari di siti e professionisti SEO.

La SEO non sta morendo: sta tornando alla sua funzione originaria

La SEO fondata su scorciatoie, testi costruiti soltanto per ripetere keyword e produzione industriale di articoli rischia certamente di perdere efficacia.

Ma questa non è la fine della SEO, è la fine di una sua interpretazione riduttiva.

Finché le persone avranno bisogno di trovare informazioni, prodotti, professionisti, aziende e soluzioni, sarà necessario organizzare e rendere accessibili quei contenuti.

Cambieranno le interfacce. Cambieranno le modalità di ricerca. Cambieranno le metriche e gli strumenti.

Ma la capacità di comprendere le domande degli utenti, costruire contenuti affidabili e renderli interpretabili dai sistemi continuerà ad avere valore.

Per questo la SEO potrebbe davvero essere una delle ultime discipline digitali a cadere. E, più probabilmente, non cadrà affatto: continuerà a trasformarsi insieme alla ricerca.

FAQ

L’intelligenza artificiale sostituirà la SEO?

Non completamente. L’intelligenza artificiale modifica il modo in cui le informazioni vengono cercate e presentate, ma continua ad avere bisogno di fonti accessibili, comprensibili e autorevoli.

Le keyword servono ancora?

Sì, ma devono essere inserite in una strategia basata su argomenti, intenzioni di ricerca e bisogni reali degli utenti. Non è più sufficiente ottimizzare una pagina ripetendo una singola parola chiave.

Bisogna ottimizzare il sito per ChatGPT e AI Overviews?

È utile rendere i contenuti chiari, approfonditi e facilmente accessibili. Per Google non esistono però requisiti tecnici speciali separati dalla normale SEO per comparire nelle funzionalità generative.

Che differenza c’è tra SEO e GEO?

La GEO viene presentata come l’ottimizzazione per i motori generativi. Molte delle attività indicate, però, coincidono con la SEO: qualità dei contenuti, autorevolezza, accessibilità tecnica e comprensione delle intenzioni dell’utente.

Conviene ancora investire nei contenuti del blog?

Sì, purché i contenuti siano originali, specifici e collegati ai servizi dell’azienda. Gli articoli generici e privi di esperienza diretta rischiano invece di essere facilmente sostituibili da una risposta generata dall’AI.rirà con l’intelligenza artificiale? Perché sarà l’ultima a cadere

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